Menù
 
 
MeteoStradarioQuotidiani
Utilità
Orari Treni - FFSS
Informazioni passaporto
Traghetti
UFFICI APT
Tutto Usato
ACI Club d'Italia
 

 

ITINERARIO: VIAGGIO NEL VAL DI NOTO

Dopo sette anni dalla richiesta, nel giugno del 2002, a Budapest, nel corso dei lavori della 26° sessione  del Comitato Scientifico Internazionale, avviene finalmente il riconoscimento dell''UNESCO dell'area del Val di Noto nella World Heritage List ( Lista del patrimonio dell'Umanità ). I comuni del Val Di Noto inseriti nella lista sono 8: Noto, Palazzolo Acreide, Scicli, Modica, Ragusa, Militello Val Di Catania, Caltagirone, Catania. Il sito nel suo complesso è stato denominato:

 "Le città tardo barocche del Val di Noto (Sicilia sud orientale)"


Descrizione del sito

"Le otto città del sud-est della Sicilia: Caltagirone, Militello in Val di Catania, Catania, Modica, Noto, Palazzolo, Ragusa e Scicli furono ricostruite dopo il 1693, nello stesso luogo o vicino alle città esistenti al tempo del terremoto di quell'anno. Esse rappresentano una considerabile impresa collettiva, portata con successo ad un alto livello di architettura e compimento artistico. Custodite all'interno del tardo Barocco, esse descrivono pure particolari innovazioni nella progettazione urbanistica e nella costruzione di città".

In seguito al terremoto del 1693, uno dei più devastanti che la Sicilia abbia conosciuto nel corso dei secoli, il Val di Noto fu oggetto di un fenomeno di ricostruzione senza precedenti. Le cronache del tempo e i documenti ufficiali del governo spagnolo parlano di migliaia di vittime (fino a 93.000 morti) e della distruzione di quasi 60 città, alcune delle quali furono completamente rase al suolo, altre fortemente danneggiate o in parte demolite. Bastano questi dati per far comprendere come l'antico Val di Noto sia rapidamente divenuto il più grande cantiere della storia di Sicilia e, per quel che è dato conoscere, il più grande laboratorio dell'urbanistica barocca.

Noto

Naturalmente il nostro viaggio nel Val di Noto non può che iniziare da Noto.Noto è conosciuta nel mondo per lo straordinario impianto barocco , assolutamente omogeneo ed unitario a causa dell'unità di spazio e di tempo nel quale avvenne la costruzione della nuova città dopo il sisma.
L'impianto urbanistico della città è impostato su uno schema ortogonale regolare, scandito da assi paralleli tra i quali primeggia il Corso Vittorio Emanuele.

La Chiesa di San Francesco, opera di Vincenzo Sinatra, il Monastero delle Benedettine e l'annessa Chiesa di Santa Chiara, a pianta ellittica, opera di Rosario Gagliardi, introducono alla piazza centrale della città, un autentico gioiello barocco sul quale si allarga la scalinata che porta alla scenografica facciata del Duomo.
L'interno della Cattedrale è rimasto semidistrutto dopo il terribile crollo della cupola e di parte del tetto della navata centrale, e sta per essere ricostruito.
Di fronte al Duomo si trova il Palazzo Ducezio (sede del Municipio), accanto il Palazzo Landolina ed il Palazzo vescovile, mentre la piazza è chiusa alla fine dall'imponente facciata di San Domenico, ancora del Gagliardi.

Da ammirare per ricchezza e preziosismi decorativi alcuni palazzi nobiliari dalle imponenti facciate: i più belli sono in prossimità del Duomo e ne fanno quasi cornice, tra questi Palazzo Sant'Alfano, Palazzo Nicolaci di Villadorata, Palazzo Trigona e Palazzo Astuto.
Nella parte alta della città si trova la Chiesa del Crocifisso, altra opera del Gagliardi, al cui interno si ammira la splendida "Madonna della Neve", opera di Francesco Laurana.

Palazzolo Acreide

Distrutta anch'essa dal terremoto del 1693 rinacque la Palazzolo settecentesca. Nella Piazza del Popolo si innalza imponente la Chiesa di S. Sebastiano con la sua scenografica gradinata. L'interno è a tre navate, con pregevoli stucchi risalenti al 1783 e numerosi quadri tra cui quello di S. Margherita da Cortona, opera di Vito D'Anna.

Le due chiese principali di Palazzolo Acreide sono esempi particolarmente rappresentativi della ricchezza e del potere delle locali confraternite, al cui fondamentale ruolo si attribuisce buona parte della ricostruzione dello spazio sacro dopo il terremoto, non solo a Palazzolo, ma nell'intero Val di Noto. Attraverso i propri rettori e procuratori, le confraternite promuovono suppliche e svolgono mediazioni assidue con la Diocesi di Siracusa  per il rilascio di licenze di "riparo" e ripristino degli edifici danneggiati, affidati all'abilità delle maestranze locali. Amministrando notevoli capitali, le confraternite estendono il loro controllo in tuta l'area di pertinenza delle chiese e del relativo quartiere, gareggiando ciascuna, ai fini di affermare la supremazia della propria parrocchia rispetto alle altre.La competizione che si traduce nella ricchezza delle architetture e degli apparati decorativi, è anche un indicatore dei rapporti tra gruppi contrapposti della società del tempo: la più conservatrice aristocrazia, che si identifica nel quartiere di San Paolo , e i nuovi ceti urbani (artigiani, commercianti, professionisti ,nuovi proprietari terrieri) che riconoscendosi nel quartiere di San Sebastiano, promuovono in questo sito l'ampio sviluppo post-1693.
L'opera dei capimastri e architetti attivi a Palazzolo e le vicende stesse della ricostruzione della città condensano in modo significativo i caratteri della rinascita dei piccoli borghi feudali del Val di Noto.
I due edifici sono di rilevante valore per i caratteri architettonici complessivi e soprattutto per la consistenza dell'apparato decorativo-scultoreo che li caratterizza, frutto della cultura delle maestranze locali, elemento identificativo dell'architettura iblea di epoca post-sismica.
le due chiese sono inoltre di particolare interesse per la forte valenza urbana che riescono ad esprimere, dal momento che costituiscono, ciascuno a suo modo, e con caratteri propri, una "quinta" scenografica capace di indentificare, con la propria mole, non solo l'ambito della piazza, ma perfino il relativo quartiere, cui danno il nome...

tratto da: La Valle del Barocco 
Le città siciliane del Val di Noto "Patrimonio dell'Umanità.
Domenico Sanfilippo Editore

Di architettura settecentesca è il Palazzo Municipale sorto sul sito che fu del Monastero Benedettino. Sul vasto piazzale Marconi si trova la Villa Comunale , voluta e realizzata dai baroni Judica e Messina, e caratterizzata da quattro spaziosi lunghi viali e da secolari alberi ornamentali, di cui alcuni assai rari. La Chiesa del Convento è di costruzione recente, annesso alla chiesa è il Convento dei Padri Cappuccini. La Chiesa di S. Antonio Abate progettata inizialmente a tre navate a croce latina, non è mai stata completata. Il culto preminente è verso la Madonna Addolorata.La Chiesa di S. Paolo nasce sulla vecchia Chiesa di S. Sofia; la parte più pregevole è la facciata in stile Barocco. Si sviluppa in altezza in tre piani con pronao. Si venera S. Paolo Apostolo eletto nel 1688 Patrono di Palazzolo Acreide. La Chiesa di S. Nicolò è la Chiesa Madre, è a croce latina con cupola nel transetto, l'interno è a tre navate e la trabeazione del cornicione presenta una ricca decorazione barocca. La facciata, rifatta nel 1893, presenta qualche motivo architettonico classicheggiante. La Chiesa dell'Annunziata è la più antica di Palazzolo A. Ricostruita dopo il terremoto, ebbe un'impostazione più maestosa, a tre navate. Tre sono i capolavori d'indiscusso pregio artistico: l'altare di marmo intarsiato con marmi di diversi colori, rappresentanti l'allegoria della primavera; il portale della facciata risalente al '700 è di intonazione barocca e spagnoleggiante; il quadro dell'Annunciazione di Antonello da Messina, oggi esposto al Museo Bellomo di Siracusa. La Chiesa di S. Michele , semplice nel suo insieme, presenta all'interno colonne in stile corinzio. La facciata è movimentata da un portale centrale con colonne anch'esse corinzie. La Chiesa dell'Immacolata ad una navata, è semplice nella sua struttura. All'interno si può ammirare la pregevole statua della "Madonna col Bambino" di Francesco Laurana. Ma oltre all'itinerario barocco a Palazzolo troverete anche l'itinerario etno-antropologico con la Casa-museo di Antonino Uccello si trova nei locali a pianterreno ( dammusa ) di un antico palazzo baronale in Via Machiavelli, risalente al '700. La grande dedizione e passione per le tradizioni popolari di A. Uccello ci ha lasciato testimonianze etno-antropologiche di notevole interesse.

Modica

Cio che colpisce di più visitando Modica è certamente la sua posizione: quasi "prigioniera" della grande vallata che la ospita, appare agli occhi del visitatore come  un suggestivo presepe.

Il panorama della città visto dall'alto è davvero emozionante: case, casupole e monumenti barocchi esprimono anche qui la bellezza dello stile barocco.

Tra i tanti edifici notevoli della città: la rupe del castello con la torre dell'orologio ; la chiesa di S. Domenico , edificata alla fine del XIV sec. e ricostruita nel XVII sec. è tra i pochi edifici risparmiati dal sisma del 1693; S. Nicolò inferiore è una chiesetta rupestre tardobizantina arricchita da pregevoli affreschi d'epoca; la splendida chiesa barocca di S. Pietro , assieme a S. Giorgio è una delle due chiese matrici (duomi) della città, che a causa della rivalità accesa venne divisa in due dalla "bisettrice" un vero e proprio confine interno della città. I settecenteschi Palazzo tedeschi, i palazzi Manenti e Tommasi con le loro famose mensole antropomorfe, palazzo Polara ; il Portale de Leva , in stile chiaramontano, è uno dei più belli della città; la chiesa del Carmine , costruita in stile gotico-siculo (e parzialmente riedificata secondo lo stile barocco) nel 1250 dai carmelitani che, fuggiti dalla Palestina, trovarono rifugio nella contea; S. Giorgio , settecentesco Duomo della città alta, edificata a somiglianza della romana S. Trinità dei Monti, è il più bell'esempio del barocco ibleo; il settecentesco Palazzo dei Mercedari oggi ospita il museo ibleo delle arti e tradizioni popolari con le tipiche botteghe artigianali perfettamente ricostruite; la chiesa di S. Maria di Bettlem di impianto quattrocentesco, riedificata in stile barocco ma arricchita di elementi tardo-gotici, arabi, normanni e catalani e da un pregevole presepe ottocentesco in terracotta.

Ragusa

Ragusa è una sorpresa interessante, sia per la posizione geografica, sia per la ricchezza del suo patrimonio artistico.

Essa è posta su di una roccia calcarea tra due valloni: la cava di San Leonardo e la cava di Santa Domenica. La città è divisa in due distinti nuclei, Ragusa Inferiore (l'antica lbla) e Ragusa Superiore, separati dalla "Valle dei Ponti", un profondo burrone attraversato da quattro ponti, dei quali ricordiamo quello ottocentesco dei Cappuccini.

La città palesa nella differente struttura urbanistica il suo passato di località in parte devastata da un'intensa attività sismica. In seguito al catastrofico terremoto del 1693 si procedette alla ricostruzione della città Vecchia nello stesso luogo della originaria (lbla) e alla costruzione di nuovi edifici in contrada Patro, facendo nascere il primo nucleo di Ragusa Nuova. Essa costituisce ancor oggi il quartiere storico della città: di impianto urbanistico medievale, con la ricostruzione avvenuta nel '700-'800 assume un aspetto armonioso e architettonicamente saturo, ricco di chiese e palazzi barocchi.

La visita della città può cominciare con la visita della Basilica di San Giorgio esempio imponente di barocco siciliano.
Ultimata nel 1775 su disegno di Rosario Gagliardi, presenta una elaborata facciata divisa in tre parti da fasci di colonne e motivi decorativi tipici dell'epoca. La parte centrale, stretta e lunga, è conclusa da una cupola ottocentesca alta più di 40 metri e sorretta da 16 colonne binate.
Nonostante i diversi elementi architettonici appartengano a epoche diverse - la scalinata e la cupola sono posteriori alla chiesa - l'insieme risulta straordinariamente armonioso. All'interno, nella navata centrale, troviamo 13 vetrate istoriate rappresentanti i martiri di S. Giorgio, dipinti di Vito D'Anna e, in Sacrestia, una bella pala di altare marmorea, notevoli sculture di scuola gaginesca e un ricco 'Tesoro del Santo'.

In Piazza Pola, la Chiesa di San Giuseppe presenta una facciata molto simile a quella della Basilica di S. Giorgio, ed è per questo attribuita al Gagliardi. Nell'interno, di forma ellittica, si può vedere ancora la semplice facciata ornata da un bel portale con stemma dell'ordine conventuale e un piccolo barocco campanile a vela. Nell'interno, a una navata, oltre a stucchi e qualche tela, si conservano altre preziose opere barocche, oltre alla presenza di una bella statua in argento di S. Giuseppe del 1600.

Di ritorno da Piazza Pola, e imboccata via Orfanotrofio, ci accoglie la Chiesa di Sant'Antonio , già Santa Maria La Nuova , con un bel portale ogivale in un fianco, residuo dell'antica chiesa in stile gotico, e l'attuale portaletto barocco.
Nell'interno si può vedere ancora nel portale della sagrestia un altro resto dell'antica struttura.

Non lontano c'è l'ingresso della Villa Comunale o Giardino lbleo, ben curato, ampio e panoramico: dalla sua balconata infatti si godono magnifiche vedute sia dei monti di fronte sia della valle dell'Irminio.
Nell'interno della villa sorgono tre chiese: quella dei Cappuccini con convento , quella di San Giacomo e quella di San Domenico o del Rosario, dal campanile con maioliche colorate, ma ormai cadente, con grandi linee di frattura nella facciata.

Poco prima dell'ingresso sorge la Chiesa di San Giorgio Vecchio con un bel portale in stile gotico-catalano, con nella lunetta San Giorgio che uccide il drago, e nei due rombi laterali le aquile aragonesi. La chiesa di San Giorgio, eretta verso la metà del secolo XIV, nel periodo chiaramontano, doveva essere molto grande (a tre navate) e sicuramente molto bella, a giudicare dalla sontuosità di questo portale a forte strombatura il quale, anche se ormai quasi del tutto corroso dal tempo, conserva una sua antica bellezza con le sculture nella dolce roccia locale, da sembrare ricami.

All'interno del parco, come già detto, si innalzano le interessanti chiese di San Domenico, col campanile in terracotta policroma, di origine trecentesca, e quella dei Cappuccini Vecchi, caratterizzata da una semplice facciata ravvivata da quattro paraste a capitelli corinzi che reggono un frontone neoclassico accompagnato da due piccoli campanili. L'interno della chiesa con tetto a capriate conserva una delle piú belle tele di Ragusa, il trittico di Pietro Novelli (il Monrealese), rappresentante la Madonna fra gli angeli e Santi, (uno degli apostoli é un suo ritratto).

Poco distante sorge la Chiesa di Santa Maria delle Scale in via XXIV Maggio. Ricostruita dopo il terremoto, ha avuto salvi il portale, un bel pulpito gotico e il campanile. All'interno degni di nota sono gli archi di tipo gotico e rinascimentale e un'immagine cinquecentesca della Vergine, opera in terracotta della scuola del Gagini. Dal terrazzo antistante la chiesa si dipartono le scale (circa 250 gradini), che, a rampe, ci portano a Ragusa lbla.

Qui, nell'antico nucleo cittadino, si incontra la settecentesca Chiesa di Santa Maria dell'Idria. La chiesa fu costruita per l'ordine dei Cavalieri di Malta nel 1639, quando ebbero a lbla una commenda dell'Ordine dei Cavalieri Gerosolimitani. Sulla porta si nota ancora la croce dell'ordine maltese. L'interno é fastoso, con sontuose decorazioni agli altari, diversi l'uno dall'altro. Alla sinistra della chiesa si erge un campanile che, oltre alla cella campanaria, sorregge una balaustra, che circonda un cupolino, la cui base ottagonale é rivestita da formelle policrome di Caltagirone, decorate con vasi e fiori.

Poco lontano si trovano Palazzo Cosentini e Palazzo Bertini. Il primo é una tipica costruzione del barocco siciliano del '700. Probabilmente questo é il piú caratteristico di quei palazzi, con eleganti balconi, sorretti da ornatissimi mensoloni con una serie di personaggi e un repertorio di animali, mostri, belve, facce orribili e fantastiche, che sono appunto una caratteristica del barocco. Palazzo Bertini, realizzato dalla famiglia Florida verso la fine del '700, fu poi comprato dai Bertini, dai quali prese il nome. La caratteristica di questa costruzione sono tre mascheroni, impostati nella chiave di volta delle finestre. I tre mascheroni sono stati oggetto di interpretazioni diverse, ma quella che viene piú comunemente accettata é quella dei "tre potenti". Il primo mascherone rappresenterebbe il povero deforme, che, con la lingua di fuori, con alcuni denti mancanti e col naso enorme, ha l'espressione di colui che, non possedendo niente, non può essere privato di nulla. All'altra estremità sarebbe rappresentato il commerciante con turbante, con i baffi ben curati e con l'aspetto tranquillo, simbolo di colui che ha tutto e che tutto può grazie al suo denaro. La figura centrale rappresenta un nobile signore, con sguardo fermo e sicuro, colui che può fare ogni cosa, e rappresenta quindi il potere dell'aristocrazia. Il nobile, in quanto al centro della società, é scolpito in posizione frontale, fra povertà e ricchezza.

Un altro edificio che merita di essere visitato é la Cattedrale di San Giovanni che si trova nella piazza omonima. La chiesa, costruita tra il 1706 e il 1760, presenta una bella facciata barocca riccamente decorata, un imponente portale e un campanile a cuspide. Da vedere, all'interno, le pregiate decorazioni in stucco delle cappelle ottocentesche. Sul retro della chiesa si trova la Casa Canonica , bell'edificio barocco alleggerito da diverse finestre balconate.

Prendendo il corso Italia, sulla destra della cattedrale, e deviando per via Scuola, si arriva in piazza del Carmine con il Santuario di origine settecentesca ma di piú recente ricostruzione.

Imboccando via del Mercato, deviando a destra per via XI Febbraio e poi a sinistra per via Di Stefano, ci si ritrova in piazza del Duomo. Accanto alle pompose basiliche, la città ospita il Museo Archeologico lbleo in via Natalelli, allestito al piano terreno dell'Hotel Mediterraneo, che conserva i reperti archeologici degli scavi compiuti nella provincia ragusana. Sono catalogati topograficamente e cronologicamente a partire dal neolitico e divisi in sezioni. La prima sezione raccoglie le testimonianze del Neolitico fino all'Età del Bronzo (cultura di Castelluccio). La seconda é dedicata esclusivamente ai ritrovamenti di Camarina: corredi di necropoli, modellini della città e ceramiche ellenistiche e romane. La terza sezione ospita numerose testimonianze dei primi insediamenti siculi: di particolare interesse é la documentazione relativa al centro di Monte Casasia e delle necropoli di Castiglione e di Ragusa lbla. La quarta sezione raccoglie documenti relativi ai centri di età ellenistica, in particolare agli scavi di Scornavacche, e la ricostruzione con materiali originali della bottega di un ceramista. La quinta sezione ospita materiali di età romana e tardoromana con una ricca documentazione proveniente dai centri di Caucana e di S.Croce Camarina, dove sono stati rinvenuti bei mosaici pavimentali appartenenti a una chiesa paleocristiana.

Il primo ponte di Ragusa, detto Ponte Vecchio o Ponte dei Cappuccini fu fatto costruire grazie all'interessamento dei frati, particolarmente di padre Occhipinti Scopetta, che fu tra i primi a riconoscere la necessità di un ponte che superasse la valle del Gonfalone. Il ponte, progettato dall'ing. Giarruso e inaugurato nel 1835, fu concepito a due ordini: l'inferiore a 4 arcate e il superiore a 10. Una breve escursione si può compiere a due km da Ragusa dove si trovano gli impianti di estrazione e di lavorazione del calcare bituminoso. A cielo aperto o in galleria, essi rappresentano uno dei maggiori complessi del genere. Non lontano dalle miniere scavi recenti hanno portato alla luce una latomia, cioé un antro scavato nella pietra, con tombe di età paleocristiana (IV sec. d.C.).

Spostandoci poi da Ragusa, e procedendo verso Santa Croce Camerina, a circa 20 km, possiamo raggiungere il Castello di Donnafugata .
Di grande effetto scenografico, e per questo più volte tramutato in set cinematografico, esso deve il proprio nome ad un toponimo di origine araba risalente all'anno 1000, la cui traduzione suona come 'fonte della salute', trasformato poi a livello dialettale in 'Ronnafuata' e 'Donnafuata'. Nella forma attuale il castello, o villa residenziale, è da far risalire alla seconda metà dell'ottocento: edificato da Corrado Arezzo, barone di Donnafugata, nel corso dei secoli esso subisce diversi rimaneggiamenti tanto che nessuno stile ben definito gli risulta proprio: la grande terrazza della facciata e i due torrioni rotondi sono affiancati da piccole logge tardo rinascimentali e dalla loggetta in stile gotico veneziano degli inizi del '900.
Delle totali 122 stanze, in parte aperte al pubblico, previa comunicazione agli uffici comunali di Ragusa, sono esclusivamente quelle situate al primo piano, sufficienti, comunque, a creare un'atmosfera particolarmente sfarzosa ed imponente. Circondano il castello ben otto ettari di parco arricchito dalla presenza di una costruzione neoclassica, la cosiddetta 'coffee-house', un labirinto, grotte artificiali e curiosi quanto ormai insoliti meccanismi nascosti, definiti 'scherzi', il cui scopo era un tempo quello di intrattenere piacevolmente gli ospiti del barone.

Ibla, il quartiere storico di Ragusa ha conservato intatto il suo fascino e la sua arte ed ha tanto da offrire ai suoi visitatori: il silenzio delle stradine, il fascino dei giardini che si affacciano sulla rigogliosa valle del Fiume Irminio, la luce fascinosa dei cortili luminosi, le maestose visioni dei palazzi appartenuti alla nobiltà di un tempo.

Scicli

Cittadina del ragusano caratterizzata da tracciati viari irregolari e da una costellazione di sorprendenti e scenografici monumenti barocchi, deve la sua conformazione ad orografia accidentata che le conferisce un fascino particolare.

L'antica via del Corso di Scicli è un esempio significativo del più ampio fenomeno dello slittamento urbanistico che interessa l'antico abitato della città, che nel corso del tempo si sviluppa dalla collina verso la pianura sottostante. Nel suo insieme urbano - in cui architettura e natura sono da considerarsi in netta simbiosi – Scicli è un modello di insediamento che prende le mosse dalla fortezza in cima al colle di San Matteo, scende giù lungo i pendii fino a svilupparsi con caratteristiche di assoluta unicità nella parte bassa, pianeggiante. La città risulta così inserita in maniera spettacolare all'interno di tre “cave”: del torrente di Modica, di Santa Maria la Nova e di San Bartolomeo.

Nel corso dei secoli Scicli fu conquistata da Arabi, Normanni e Aragonesi. Sotto il dominio di questi ultimi appartenne alla Contea di Modica. Durante il sec. XIV il centro abitato, inizialmente posto sulla collina di S.Matteo, iniziò a svilupparsi progressivamente in direzione della pianura sottostante, dove si venne a creare il nuovo feudo. La cittadina subì altre trasformazioni in seguito al terremoto del 1693.

Di particolare rilevanza artistica sono la chiesa di S.Bartolomeo del sec. XV, la chiesa Madre e la chiesa di S.Maria La Nuova del sec. XV, che conserva all'interno una statua del Gagini.

Un personaggio illustre originario di Scicli è il filologo Quintino Cataudella, che scrisse la storia dell'umorismo classico in Grecia e in Roma.

Catania

L'area urbana di Catania, inclusa tra piazza Duomo, via dei Crociferi e i monumenti limitrofi, è stata scelta perché emblematica nell'ambito dell'integrale piano di ricostruzione della città avvenuto dopo il terremoto del 1693. Catania è infatti un esempio tra i più significativi di città interamente ricostruita in situ. Dal punto di vista tipologico, la qualità della città deriva essenzialmente dai caratteri di modernità del suo piano, concepito in modo unitario, su un modello di base ortogonale, ma in cui si inscrivono grandi assi viari che non rispettano però in pieno la regola dell'ortogonalità. Con tali maestosi rettifili si combina nell'area centrale l'apertura di una sequenza di piazze, tutte diverse tra di loro per schema geometrico e per la qualità del contesto architettonico. L'impianto di Catania, per le sue caratteristiche progettuali, può anche considerarsi il più avanzato per gli accorgimenti antisismici adottati, espressamente citati dalle disposizioni del Senato cittadino, subito dopo il terremoto del 1693.
Bisogna pur tuttavia aggiungere che l'urbanistica moderna della città non nasce interamente dopo il terremoto del 1693, ma ha le sue radici nel processo di trasformazioni urbane indotto dall'eruzione del 1669.

La Cattedrale, in Piazza Duomo, come oggi la vediamo, è il risultato della ricostruzione successiva a quest'ultimo terremoto; il progetto della facciata è di G. B. Vaccarini che ha dato così vita ad uno dei capolavori del barocco in Sicilia.
All'interno della Cattedrale è ospitata la cappella di S. Agata, compresa entro una recinzione in ferro battuto di squisita fattura.
All'architetto G. B. Vaccarini si devono altri lavori quali il monastero dei Benedettini, la chiesa di San Giuliano, il Palazzo dell'Università…
Dopo i normanni, gli svevi e gli aragonesi costruirono a Catania l'imponente Castello Ursino ai margini della città.Progettato per Federico II di Svevia, che voleva proteggere la fascia costiera dal pericolo di incursioni e da eventuali sommosse popolari, l'edificio venne ristrutturato dopo l'eruzione del 1669 che sconvolse l'intera città: la colata lavica raggiunse le zone abitate, l'alito di fuoco dell'Etna arse su Catania seppellendone una parte e avanzando verso il mare.
Il settecento fu il secolo della ricostruzione: tutta la struttura urbana fu rifatta e le vie rettilinee ridisegnate tra le ampie piazze, conferendo l'aspetto che oggi conosciamo. Dei due secoli successivi è peculiare l'ampio sviluppo economico e commerciale che ha fatto decollare Catania come centro di iniziative nuove.

Militello in val di Catania

Sito fra le colline dei monti Iblei, Militello in Val di Catania si distingue per la cospicua produzione di agrumi, olive, fichi, uva, frutta e ottimi fichidindia che si possono gustare nell'annuale Sagra della mostarda e del ficodindia che si svolge nel mese di ottobre.

Il nome Militello deriva dal latino antico Militum Tellus che significa " Terra dei soldati " poichè la cittadina venne fondata nel 214 a .C. dai Romani come roccaforte militare per preparare l'assedio di Siracusa. Fu dimora di Bizantini e poi di Arabi. Nel 1300 circa fu acquisita dalla famiglia Barresi e dal XVI secolo appartenne ai nobili Branciforte sino all'abolizione della feudalità. Nel 1693 venne devastata dal terremoto, conoscendo quindi una lenta ricostruzione.

Di notevole interesse architettonico sono la Chiesa di S. Benedetto Abate del 1616 con il limitrofo Monastero (oggi sito del Palazzo del Municipio) che presenta una splendida facciata in stile barocco, la Chiesa Madre dedicata ai Santi Nicolò e Salvatore ricostruita dopo il terremoto del 1693 e lateralmente a essa il Museo di S. Nicolò che conserva numerose opere artistiche e arredi sacri del XVI secolo.

Caratteristiche sono pure la Chiesa di S. Maria della Stella del XVIII secolo che ha all'interno diverse sale adibite al tesoro della Chiesa e la Chiesa di S. Maria La Vetere con un bel portale ottocentesco.

Fra i nomi illustri militellesi citiamo quello del celebre storico Vincenzo Natale (1781-1855) studioso della storia della Sicilia greca, quello del pedagogista Giuseppe Musumeci Ristagno (1868-1954) e quello del politico e giurista Salvatore Majorana (1825-1897) insigne docente universitario e ministro, nonno dello scienziato e fisico atomico Ettore Majorana (1906-1938).

Caltagirone

Terra ricca di argilla, Caltagirone è conosciuta nel mondo per la produzione artigianale della ceramica che ancora oggi impegna centinaia di artigiani. L'arte della maiolica ha origini antichissime: i primi forni risalgono, infatti, all' epoca musulmana e ai normanni e testimoniano di un'attività che non si è mai spenta nel corso dei secoli.

Nel tempo gli artigiani, detti cannatari , hanno perfezionato la tecnica esecutiva e decorativa dando prova di grande originalità, conservando, tuttavia, i motivi moreschi e i colori della tradizione (turchino, verde ramino, giallo oro, manganese).

Una miriade di negozietti anima le stradine della città esponendo i prodotti tipici di questa antica arte: mattonelle, candelieri, fischietti, piatti, albarelli, vasi. La produzione di questi ultimi fu particolarmente florida
perché utilizzati per la conservazione del miele, prodotto tipico della zona.
Gli albarelli invece venivano impiegati tradizionalmente dagli speziali per le loro farmacie.

Tra gli edifici color ocra si innalzano le chiese, i campanili barocchi e la splendida Villa comunale, giardino pubblico tra i più eleganti di Italia, costruito nell'800 da Giovanni Battista Filippo Basile (padre di Ernesto, maestro del Liberty siciliano).

Il centro storico di Caltagirone si estende lungo due arterie principali: Corso Vittorio Emanuele e Via Roma. Sulla prima si affacciano bellissimi palazzi barocchi , tra cui segnaliamo Palazzo Gravina, e la basilica normanna di San Giacomo che ospita al suo interno preziose opere d'arte.

All'inizio della Via Roma, che dal centro storico porta alla città nuova, si trova il 'Tondo Vecchio', scenografica costruzione a forma di esedra, progettata da Francesco Battaglia per celebrare l'apertura della strada.
Percorrendo la via si incontrano diverse chiese e la balconata in ceramica policroma di Palazzo Ventimiglia.
La piazza del Municipio è il punto di incrocio delle due strade principali e su di essa si affaccia, oltre al Palazzo del Municipio, il Palazzo Senatorio, attuale Teatro comunale e sede della Galleria Don Sturzo.

Nella vicina Piazza Umberto I sorge il Duomo di San Giuliano, costruzione dei primi del Settecento (anche se la facciata è del primo Novecento ).
Attigua al Duomo è la Corte Capitaniale, l'edificio più originale della città, costruito su un unico piano e ingentilito da una serie di finestre e portali realizzati nel XVI - XVII secolo da Domenico e Antonuzzo Gagini.

Tradizionalmente l'elemento di maggiore richiamo turistico per la città è la scenografica scalinata : centoquarantadue gradini che collegano la città alta alla città bassa.
La scala fu costruita da Giuseppe Giacalone all'inizio del '600 e nel 1954 le alzate di ogni gradino furono rivestite con mattonelle in maiolica, in un tripudio di motivi geometrici, antropomorfici e fitomorfici.

Dalla piazza dell'ottocentesco Municipio si giunge così alla chiesa di Santa Maria del Monte che, fondata nel 1100 e ridisegnata da Francesco Battaglia nel XVIII secolo, ha pianta basilicale ed ospita al suo interno la preziosa Madonna di Condomini, interessante opera del Duecento bizantino.

 

 

****