ITINERARIO: LA SICILIA GRECA
Le
aree archeologiche della Sicilia sono innumerevoli e vanno da Siracusa
ad Agrigento, ancora in ottime condizioni, ad altri siti, altrettanto
importanti, come, Naxos, Solunto, Imera, Mothia, Eraclea, Morgantina…
Ma
il fascino di vedersi così piccoli al cospetto di una colonna del
Tempio della Concordia ad Agrigento o così immersi nella spaziosità dei
luoghi ove si erge il Teatro Greco di Siracusa è molto forte.
Il percorso che vi descriviamo parte, ovviamente, da Siracusa e, vi farà scoprire la Sicilia greca.
A 30 Km da Noto, Siracusa, la città che forse più di ogni altra emana la nobile bellezza della grande civiltà ellenica.
“La
stratificazione umana, culturale, architettonica ed artistica che
caratterizza l'area di Siracusa dimostra come non ci siano esempi
analoghi nella storia del Mediterraneo: dall'antichità greca al
barocco, la città è un significativo esempio di un bene di eccezionale
valore universale”. Con queste lungimiranti parole la bella città
siciliana si è meritata la recente entrata nella lista Unesco come
Patrimonio Mondiale dell'Umanità. E che questo scrigno di tesori sia un
unicum è la storia stessa a insegnarcelo. Sorta sulle antiche rovine di
Pantalica, Siracusa non ha temuto rivali primeggiando anche su Atene e
Cartagine. Il suo nome rimanda a importanti figure dell'antichità, da
Pindaro ad Archimede ad Eschilo.
Il
suo teatro Greco è uno dei più grandi del mondo greco, interamente
scolpito nella roccia del Temenite. Gli imponenti resti dell'antichità
greca ancora visibili (dal tempio di Apollo al tempio di Giove
Olimpico) primeggiano tra i monumenti più visitati della città, a
testimonianza del fascino che il retaggio culturale ellenico continua
ad effondere sulla città. Il tempio di Giove Olimpico (Olympierion) è
uno dei più antichi di Siracusa e quel che rimane – due colonne doriche
– è sufficiente a spalancare uno scenario di grande suggestione. Oggi
Siracusa, con la sua posizione strategica tra i monti Iblei e la costa
siciliana, è un nucleo di circa 127 mila abitanti distribuiti nei
cinque quartieri dell'antica Pentacoli di Dioniso: Akradina, Tike,
Neapolis, Ortigia e Santa Lucia, più le frazioni di Cassibile, a Sud,
nei pressi dell'omonimo fiume che i greci chiamavano Kakiparys, e
Belvedere, a poca distanza dal Castello Eurialo.

Una passeggiata attraverso i luoghi magici della città non può che
inziare a Piazza del Duomo , una delle più belle piazze in stile
barocco esistenti in Italia, sia per la forma particolarissima –
sospesa tra le linee ortogonali dell'impianto greco e quelle curvilinee
delle strade medievali – sia per l'armonia delle costruzioni e dei
colori. Da non perdere quella miracolosa sovrapposizione di stili che è
la Cattedrale , dorico Tempio di Atena sorto nel 480 a .C. e
trasformato in chiesa in età bizantina, la Cattedrale , la Chiesa di
Santa Lucia, il Castello Maniace e i giardini di Villa Reiman, la fonte
Aretusa e Villa Landolina. Nel giardino di Villa Landolina si trova
anche il Museo Archeologico Nazionale di Siracusa che comprende reperti
risalenti dalla preistoria fino al periodo greco e provenienti da tutta
la Sicilia.
Poco distante dal centro della città si trova il Parco Archeologico
della Neapolis (dal greco "nuova città "), che ospita la maggior parte
dei monumenti classici della Siracusa greca e romana: quel già citato
Teatro Greco che compare insieme al Colosseo e all'Arena di Verona tra
i più significativi esempi dell'antichità (V secolo a.C.); le
“Latomie” (cave di pietra), tra cui la più interessante è la "Latomia
del Paradiso" , detta così per l'effetto creato dagli agrumi e gli
arbusti fioriti egli oleandri che la circondano e la ricoprono; l'
"Orecchio di Dionigi" la famosa grotta il cui nome fu inventato dalla
fantasia del pittore Caravaggio, legandosi alla leggenda secondo quale
Dionigi avrebbe fatto costruire questo "carcere" per udire 'alto quello
che i prigionieri dicevano a bassa voce.
Ma la Sicilia Greca continua ad Agrigento. Le prime tracce di vita
nell'area di Agrigento risalgono all'epoca preistorica . La colonia
greca fu fondata nel 581 a .C. da coloni rodiesi di Gela, che la
chiamarono Akragas, granchio, dal nome del fiume omonimo che scorreva
nei dintorni. Secondo una leggenda la città sarebbe sorta per
volere di Acragante, figlio di Zeus e di una ninfa, secondo un'altra
per volere di Dedalo che si innamorò di questo posto mentre lo
sorvolava in volo, grazie alle ali che si era creato per sfuggire al
labirinto di Minosse.
“Una piccola valle
che, per la sua sorprendente fertilità somiglia alla valle dell'Eden o
a un angolo della terra promessa”. Così apparve all'Abate di Saint Non
nel 1778 la Valle dei Templi di Agrigento , un'armoniosa sintesi
di natura e storia, dove – da circa due anni – cresce, nuovamente
rigoglioso, il Giardino della Kolymbetra . Bene storico, naturalistico
e paesaggistico di grandissimo rilievo, il “giardino” (così chiamato
per esaltare la sua bellezza, propria di un campo coltivato e
produttivo) è una piccola valle situata tra il Tempio di Castore e
Polluce e il Tempio di Vulcano, nel cuore della Valle dei Templi.
C'è voluto l'intervento del FAI (Fondo Ambiente Italiano) perché questo
gioiello archeologico e agricolo, tornasse alla luce dopo decenni di
abbandono. Ora il Giardino della Kolymbetra è aperto al pubblico e
inserito nel normale circuito delle visite della Valle dei Templi . Un
sentiero da percorrere immersi in una vegetazione fuori dall'ordinario,
come doveva essere la leggendaria “kolymbetra” greca, una grande vasca
così prodiga di acque da divenire l'orto e il frutteto più fertile
della Valle dei Templi.
Celebrato
sin dall'antichità da Pindaro a Virgilio, questo angolo di paradiso
permette di compiere un itinerario che rappresenta un viaggio nella
storia di questi luoghi “letterari”, tanto evocati da poeti e scrittori
di tutti i tempi. Lo stesso Pirandello, di cui Agrigento conserva la
casa natale e le ceneri interrate sotto un magnifico pino, descrive la
visita alla Kolymbetra nel suo romanzo “I vecchi e i giovani”.
I
visitatori possono accedere al giardino dal cancello di ingresso alla
zona ovest della Valle dei Templi in prossimità del Tempio di Zeus .Il
Tempio fu edificato per ringraziare il padre degli dei in occasione
della vittoria del 480 a .C. degli agrigentini (alleati ai siracusani)
sui Cartaginesi ad Himera. Era uno dei più maestosi dell'antichità,
dopo quello l'Artemision di Efeso e di Apollonion di Selinunte, con una
trabeazione sostenuta da colonne alte più di 20 m . alle quali erano
alternati i cosiddetti “Telamoni”, delle gigantesche statue con
fattezze umane, delle quali una si trova presso il Museo Archeologico
Regionale. Molti dei blocchi tufacei presentano le caratteristiche
incisioni ad U, entro le quali venivano fatte scorrere le corde che,
collegate ad una sorta di gru, permettevano di sollevare e impilare i
vari elementi.
Il
tempio appare oggi completamente raso al suolo, e si suppone che non
sia mai stato terminato. Esso non era circondato dal classico colonnato
aperto, ma da un paramento continuo che chiudeva gli spazi tra le
colonne che, all'interno, erano sostituiti da pilastri squadrati.

Questa
costruzione era del tutto innovativa: si tratta, infatti, di uno
pseudo-periptero, in cui le colonne non circondano completamente il
tempio, ma da un lato del muro esso sono sostituite da semicolonne. Lo
stesso utilizzo dei Telamoni costituisce un unicum
nell'architettura greca coloniale. Ma la funzione dei Telamoni non è
solo decorativa e innovativa, essa è soprattutto statica, avendo come
fine principale quello di accrescere la stabilità del colossale
edificio. La cella era tripartita. Le decorazioni del tempio sono
andate perdute completamente, ma dalle fonti storiche sappiamo che su
un frontone era scolpita la lotta di Giove con i Giganti
(Gigantomachia) e sull'altro scene della guerra di Troia.
Percorrendo
la zona ovest del Tempio di Zeus fino al Tempio di Castore e Pollùce
(detto dei Dioscuri) il quale fu eretto nel V secolo a.C. Esso
rappresenta il simbolo della città, ma di esso si conservano solo
quattro colonne angolari, una parte della trabeazione e l'angolo del
frontone. Costruito nel V sec. a.C. ma subì poco dopo l'attacco
rovinoso dei Cartaginesi. Pare che fosse periptero (cella circondata su
tutti i lati da colonne) ed esastilo (sei colonne sulla facciata). Ci
restano anche un bel rosone e ai lati del tetto, grondaie a forma di
testa di leone. Esso e' chiamato anche “tempio delle tre colonne”,
poiché a causa di un'illusione ottica da vari punti di osservazione una
colonna viene coperta dalle altre, facendo in modo che ne restino
visibili solo tre delle quattro superstiti.
Altra
tappa ad Agrigento è il Santuario dedicato alle divinità ctonie. Si
tratta di un complesso di costruzioni in prossimità della V Porta della
città. Si tratta di edifici religiosi di varia grandezza, sacelli
(bothroi) e altari sorti tra il VII e il VI secolo a.C. dedicati alle
dee ctonie (infernali), Kore (Persefone), regina degli Inferi, e la
madre Demetra, dea della fertilità. Alcuni di questi edifici
sembrerebbero precedenti alla nascita della città, per cui sarebbero
legati a culti locali. Si distinguono due temenoi (recinti
sacri) di epoca arcaica, un altare quadrato, destinato probabilmente
all'offerta sacrificale di porcellini, e un altro di forma circolare,
con al centro un pozzetto sacro, esso era costruito a gradoni formati
da massi squadrati e posti a cerchi concentrici di dimensioni sempre
minori. Qui veniva verosimilmente compiuto il rito delle Tesmoforie,
festa in onore di Demetra celebrata dalle donne sposate. Si aggiunsero
a queste costruzioni dei templi, di piccole dimensioni, comunque con
pronao e cella per il dio.
In lontananza,
ultimo sulla linea immaginaria che collega tutti i templi della valle,
si scorge il tempio di Efesto (il dio Vulcano dei Romani). Ne rimangono
pochi resti. La leggenda racconta che il dio del fuoco avesse
un'officina sotto l'Etna dove fabbricava i fulmini di Zeus aiutato dai
ciclopi.
Mentre Il tempio di Eracle
(l'Ercole dei Romani) è il più antico del sito e sono visibili otto
colonne rastremate (assottigliate verso l'alto per sembrare più alte).
In stile dorico arcaico. Le vestigia ci permettono di indovinare
l'eleganza di questo tempio, che oggi presenta in posizione eretta un
allineamento su uno dei due lati lunghi di 8 colonne, rastremate,
rialzate nella prima metà del '900. Era periptero ed esastilo.
Sulla
destra si oltrepassa la Villa Aurea , residenza di Sir Alexander
Hardcastle, mecenate appassionato di archeologia che finanziò il
risollevamento delle colonne del tempio di Eracle. Il tempio fu e retto
nel VI sec. a.C., era simbolo della forza di Ercole e di Agrigento. Vi
era custodita la statua in bronzo di Eracle, secondo la tradizione,
mirabile opera di Mirone, il cui ginocchio era consumato dai baci dei
fedeli. Di questa statua parlarono Cicerone, Tito Livio informandoci
che essa era oggetto di un antichissimo culto.
Importante
tappa è la cosiddetta Tomba di Terone, grandioso monumento in pietra
tufacea di forma troncopiramidale, il cui nome deriva dall'errata
credenza che fosse il sepolcro del tiranno, risale in realtà all'epoca
della dominazione romana e sarebbe un heroon (edificio atto
a celebrare gli eroi caduti, che venivano così glorificati e resi pari
agli dei) eretto in onore dei soldati caduti durante la seconda guerra
punica.
Era probabilmente coronato
da un tetto a cuspide, il basamento quadrangolare, molto alto, è in
blocchi squadrati di marmo, esso è coronato da una cornice e sostiene
un secondo ordine ornato da porte cieche e, agli spigoli, da
semicolonne ioniche.

All'interno
della Valle dei Templi vi è il tempio della Concordia è uno dei templi
meglio conservati dell'antichità e questo permette di apprezzare
appieno la sua eleganza e l'armoniosa misura dello stile dorico. Dei
templi di Agrigento è il solo giunto fino a noi nella sua quasi totale
integrità. Esso fu edificato nel 430 a .C. e nel 597 d.C. fu
trasformato in chiesa, dedicata ai Santi Pietro e Polo, di cui sono
ancora testimoni le arcate inserite nelle mura della cella centrale,
che venne così modificata, tuttavia, ciò ha permesso che il tempio
giungesse integro fino a noi. In esso sono presenti imponenti colonne
rastremate e la parte del fregio risulta decorata da triglifi e metope.
E' stato costruito, si suppone, intorno all'anno 430 a .C., ma non si
sa con certezza a chi fosse dedicato, il nome “Concordia” che gli è
stato attribuito è dovuto a un'iscrizione latina trovata nelle
vicinanze. Il tempio mostra il tipico procedimento di "correzione
ottica": le colonne sono rastremate (si assottigliano cioè verso l'alto
in modo da sembrare più alte) e presentano l'entasi (un piccolo
rigonfiamento a circa 2/3 dell'altezza che elimina l'effetto ottico di
assottigliamento), ma sono anche leggermente inclinate verso il centro
del lato frontale. Tutto questo permette all'osservatore che si trovi
ad una certa distanza dal tempio di cogliere un'immagine perfettamente
diritta dell'insieme. Il fregio presenta la tipica alternanza di
triglifi e metope, non ornate da bassorilievi. Originariamente aveva
una decorazione a stucchi che simulava un rivestimento in marmo.
Nemmeno il frontone era decorato. E' in stile dorico, presenta 6
colonne sui lati brevi e 13 sui lati lunghi. All'interno vi era la
cella in cui veniva venerata la statua della divinità, preceduta da un
pronao. Si notano due scale a chiocciola che permettevano di accedere
al piano superiore. Il tempio e' volto come d'uso ad oriente perché
Greci e Romani ritenevano che l'immagine della divinità dovesse
guardare il sole che nasce.
Il
tempio di Hera Lacinia , che venne edificato intorno al V secolo a.C. e
incendiato dai Cartaginesi nel 406 a .C., si possono ancora notare
delle tracce di bruciato sulle pareti della cella). Ha mantenuto
inalterato nel tempo parte del colonnato (parzialmente risollevato nel
'900). Uscendo dal tempio verso est si trova ancora l'altare del
tempio. L'appellativo “Lacinia” deriva da un'associazione impropria con
il santuario che sorge nei pressi di Crotone, sul Promontorio Lacinio.
All'interno si distinguono le colonne del pronao e dell'opistodomo ed
il perimetro della cella. Ad oriente si conserva l'altare del tempio,
mentre alle spalle dell'edificio è ancora visibile una cisterna.
Del
Tempio di Asclepio, del V sec. a.C., i resti sorgono in mezzo alla
campagna, essi furono riportati alla luce nel 1926. Era dedicato ad
Asclepio (Esculapio per i Romani) dio della medicina figlio di Apollo
del quale sembra vi fosse custodita una bellissima statua, opera di
Mirone. Era un piccolo tempio in antis, con pseudoportico.
Inoltre
lungo una dorsale, impropriamente chiamata valle, e nella zona più a
sud di questa, vennero eretti nell'arco di un secolo (il V sec. a.C.) i
numerosi templi sopra descritti a dimostrazione della ricchezza della
città. Gli edifici, incendiati dai Cartaginesi nel 406 a .C., vennero
in seguito restaurati dai Romani (I sec. a.C.) che rispettarono
l'originale stile dorico. Furono, forse, gli eventi sismici, e insieme
la furia distruttrice dei cristiani contro le opere pagane, sostenuti
da un editto dell'imperatore Teodosio (IV sec. d.C.), a determinare la
definitiva rovina dei templi, infatti, l'unico rimasto quasi intatto è
il cosiddetto tempio della Concordia , proprio per esser stato
trasformato in chiesa, nel VI sec.
Nel
Medioevo l'area archeologica subì nuove demolizioni, i materiali di
costruzione vennero predati e poi riutilizzati per innalzare nuovi
edifici. In particolare il tempio di Zeus Olimpio fu rovinosamente
spogliato, tanto da essere familiarmente chiamato “Cava dei Giganti” e
fornì materiale costruttivo per la vicina Chiesa di S. Nicola e per il
braccio del molo di Porto Empedocle costruito nel 1700. Tutti gli
edifici sono orientati, per rispettare il criterio tipico di età
classica, affinché la cella che ospitava la statua del dio fosse
illuminata dal sole nascente.
I templi
sono, inoltre, tutti in stile dorico ed esastili, fatta eccezione per
l'Olimpeion che presentava sette semicolonne incassate in un muro che
chiudeva tutto l'edificio. I templi, costruiti in tufo calcareo,
regalano allo spettatore una visione particolarmente coinvolgente
all'alba e al tramonto, quando assumono una colorazione
dorata. Uno spettacolo unico!